La Villa romana di Cottanello era solo una delle molte ville rustiche che puntellavano il territorio della campagna sabina: in particolare questa doveva appartenere, dal punto di vista amministrativo, al municipio di Forum Novum, l’odierna Vescovio. Ma è con Cottanello che mantiene vivo un legame profondo, e ad oggi sorge in una frazione di questo comune reatino, precisamente in quella nota come Collesecco.
Di chi era la villa di Cottanello?
Il toponimo Cottanello suggeriva, per assonanza, già un legame con gli Aurelii Cottae, un ramo della gens Aurelia che la tradizione faceva risalire al re sabino Numa Pompilio, il mitico sovrano che avrebbe piantato, secondo la leggenda, il millenario olivo di Canneto Sabino.
Gli archeologi, confortati in questa idea di fondo anche dal ritrovamento di due orli di dolia – il dolio era un grande contenitore usato per lo stoccaggio dei cereali e altri prodotti agricoli – recanti proprio la dicitura MCOTTAE, ritengono che il proprietario vada individuato nella figura di Marco Aurelio Cotta Massimo Messalino, console nel 20 d.C. e amico dell’imperatore Tiberio.
I mosaici della villa di Cottanello
La villa di Cottanello riveste per la Sabina un’importanza notevole soprattutto per i suoi preziosi pavimenti mosaicati. Si pensa che in origine tutti i pavimenti della villa dovevano essere mosaicati. Quelli che sono giunti fino a noi hanno un enorme valore, non solo come testimonianza storica ma anche dal punto di vista prettamente artistico.
Gli intarsi, in particolare di pietre policrome, realizzano giochi di colore bellissimi e vibranti, e sono costituiti da tessere di vario tipo: l’effetto multi colore è dato dalla pietra locale, che regala le sfumature rosse e rosate, e dalla pasta vitrea, con una gamma cromatica che vira verso il celeste e il verde. Vengono realizzate in tal modo figure di fiori e vegetali, mentre ai classici motivi geometrici vengono dedicate pietre bianche e nere. Particolarmente bella è la raffigurazione di due gallinacei. Dei primi interventi di restauro, con la rimozione dal sito di alcuni mosaici, non rimane molta documentazione, e questo non facilita certo il lavoro degli archeologi
Le terme della villa di Cottanello
I Romani conoscevano i benefici delle sorgenti termali, le proprietà curative delle acque, e del calore. Non stupisce, quindi, sapere che la villa di Cottanello fosse dotata di un calidarium, una piscina con acqua calda. Ciò che stupisce è la complessità dell’impianto termale concepito all’interno della villa: apposite tubature conducevano l’acqua riscaldata mediante un forno, e il vapore circolava in un’intercapedine posta sotto al pavimento, per arrivare fino alle pareti.
Di certo, una struttura simile non poteva essere alimentata da un pozzo, vista l’ingente quantità di acqua che richiedeva. E, quindi, la villa era servita, nientemeno, che da un acquedotto. Nei pressi della frazione nota come Colle della Fonte, e non è certo un caso che si chiami così, è stato rinvenuto un acquedotto che era proprio quello che si ipotizza portasse l’acqua nella Villa degli Aureli Cottae.
Speriamo di aver solleticato la vostra curiosità e avervi fatto inserire, nella lista dei vostri progetti durante la vostra vacanza in Sabina, una visita agli scavi. Da mettere in rete, creando un itinerario tematico, alla scoperta della Villa di Orazio a Licenza o di Trebula Mutuesca nel comune di Monteleone Sabino, entrambi in provincia di Rieti.
