Se stai pensando che Cottanello sia uno dei tanti piccoli borghi che costellano la Sabina, dovrai ricrederti! Cottanello è, infatti, un insieme di tante piccole realtà che nel loro insieme lo rendono a suo modo unico.
Il borgo di Cottanello è interamente pedonale e questo ti permetterà di visitarlo nella più completa tranquillità, passeggiando nel cammino di ronda, lo spazio cioè tra le due mura di cinta. Sopravvivono ancora oggi alcuni torrioni che incontrerai girando tutto intorno al paese e che corrispondono anche alle porte di ingresso al paese.
La porta a sud è detta anche Porta Romana, così chiamata perché guarda verso Roma. Questa doveva essere il vecchio ingresso principale, a giudicare dal fatto che sono visibili su di essa ben tre stemmi difensivi. La porta a nord è detta anche Porta del Regno, così chiamata perché guardava verso il Regno di Napoli.
La cava di marmo di Cottanello
Cottanello lega il suo nome al marmo di Cottanello, una pietra rosata che venne utilizzata tra il XVII e il XVIII secolo dal Bernini e dal Borromini in molte chiese di Roma. Il marmo rosso di Cottanello fu utilizzato anche per il Colonnato di San Pietro. Un grande vanto per la Sabina!
La cava di marmo, tutt’oggi visitabile in autonomia, si trova a circa un km dal paese, seguendo la strada che porta ai Prati di Cottanello. Pare che la cava fu in funzione fino al 1970. Al suo interno sono visibili tracce di scavo con piccone, risalenti all’età più antica di sfruttamento del luogo, accanto a tracce più recenti di scavo con trapano. Troverai quello che sarebbe dovuto diventare il fusto di una colonna, solo parzialmente abbozzato e in parte ancora da intagliare.
Da febbraio 2018, il marmo rosso di Cottanello è stato dichiarato Monumento Naturale, insieme all’Eremo di San Cataldo di cui parleremo tra poco.
La villa romana di Cottanello
Il marmo di Cottanello è stato utilizzato anche all’interno della villa romana che si trova sul territorio del borgo sabino, in località Collesecco. La villa romana di Cottanello fa parte delle tipiche ville rustiche sabine che ritroviamo anche nel territorio di Forum Novum, a Vescovio.
La villa doveva sicuramente avere una funzione produttiva, incentrata in particolare sulla coltivazione delle viti e degli ulivi per la produzione del vino e del rinomato olio sabino. I prodotti finivano poi a Roma, trasportati tramite la navigazione fluviale sul Tevere o tramite la Via Salaria.
Cosa ha fatto pensare a questa funzione per la villa romana di Cottanello? Durante le campagne di scavo, la prima delle quali risale alla fine degli anni Sessanta, sono stati rinvenuti frammenti di vasi di grandi dimensioni che riportavano il bollo di MCOTTAE. La villa doveva, dunque, appartenere alla famiglia romana degli Aurelii Cottae, dalla quale pare derivi anche l’etimologia del nome Cottanello.
Passeggiare per la struttura, nelle giornate di apertura al pubblico, permette di ammirare gli splendidi mosaici che decoravano i pavimenti, di cui, anche in questo caso, non possiamo però avere una visione d’insieme. Di grande valore artistico, alcune di queste opere musive ospitano tessere realizzate in pasta vitrea, ma anche con il marmo rosso di Cottanello.
I “Pratoni” di Cottanello
Emblema del mondo pastorale della Sabina, i cosiddetti “Pratoni” di Cottanello si dividono in Prati di Sopra e Prati di Sotto. Le “Casette” è il piccolo villaggio d’altura, a 800 metri di altitudine, che trovi ancora oggi qui a mostrare la vocazione di questo luogo, dedito ancora oggi all’allevamento. Salendo quassù ti troverai davanti a piccole mandrie di animali pigramente al pascolo, una scena bucolica quasi di altri tempi.
Le Casette erano utilizzate dagli allevatori locali quando il bestiame veniva trasferito in transumanza al pascolo nei Pratoni, non solo come abitazione ma anche come ricovero per gli animali. Ancora oggi, in questo luogo, agli inizi di maggio, si festeggia la transumanza in concomitanza con il reale trasferimento del bestiame in montagna per l’estate.
Attualmente solo una piccola parte del villaggio è in uso e non versa in buono stato, ma resta un importante testimonianza di quanto la Sabina sia legata ancora alle attività rurali.
