Un piccolo tour di una tavola sabina di fine cenone, a cui non saprete dire di no!
Dopo avervi fatto respirare l’essenza del Natale, e avervi portato a Greccio, nel luogo dove il Presepe è nato, stavolta, cerchiamo di farvela assaggiare.
In Sabina, è arcinoto, si mangia divinamente. E nei dolci natalizi la maestria delle massaie locali si lancia in ricette tramandate da secoli, depositate nella cultura familiare, con quei profumi e sapori che parlano di Natale. Fatti di ingredienti poveri, quelli che di cui la dispensa dei contadini poteva disporre, e in cui l’olio extravergine d’oliva occupava, e occupa tuttora, un posto d’onore – sembra quasi banale affermarlo. Ma cominciamo la nostra degustazione virtuale.
La nociata, una sinfonia di miele e noci, aromatizzata all’alloro
Partiamo dalla nociata, nota, in alcuni lembi della Sabina, come copeta. Noci e miele sono gli unici ingredienti di questo croccante dessert, a prova di pasticcioni. Basta scaldare il miele in un pentolino, amalgamare le noci, stenderle su un piano e tagliare il tutto a pezzi secondo la forma che si preferisce. La barretta che si realizza deve essere adagiata tra due foglie di alloro, per conferire quella nota speziata che la contraddistingue. Non è Natale, senza la nociata.
Il pangiallo, una storia antica
Nel nostro banchetto, non può mancare il pangiallo. Forse, tra quelli che vi nominiamo, il dolce più noto, viste le moltissime declinazioni in cui viene realizzato in tutta Italia. Il nome, verosimilmente, deriva dal colore della sua superficie, quel giallo ambrato più o meno chiaro, dovuto alla spennellatura con l’uovo. Proprio il suo colore, e quella sua forma tondeggiante, avevano un valore riturale nella Roma imperiale, quando, durante il solstizio d’inverno, veniva distribuita questa sorta di focaccia per propiziare il ritorno del sole. La storia ci restituisce questa deliziosa bontà, ospitata oggi sulle tavole natalizie, realizzata con farina, zucchero, frutta secca, uvetta e, in alcune varianti, pezzi di cioccolato fondente. Una succulenta golosità, che si usa anche donare, probabilmente mantenendo quel sentore di buon auspicio che la connotava alle sue origini.
I ciambellini, uno tira l’altro
Anche noti come “ciambellini di magro”, con la loro tradizionale forma circolare, con i due lembi che si toccano, questi dolcetti sono davvero irresistibili. Complice quella spolverata di zucchero in superficie, gioia di occhi e palato. Olio EVO e vino vengono usati nella stessa quantità, abbinati allo zucchero e alla farina. Un impasto che, se viene arricchito dall’anice, ottiene quel retrogusto inconfondibile, molto intenso e aromatico.
Immaginatevi in cucina al termine dei quindici minuti di cottura in forno: sarete irretiti da una fragranza avvolgente, che parla di casa, tradizioni e valori. Un peccato di gola che rischia di essere moltiplicato, perché un ciambellino tira l’altro.
Un soggiorno in Sabina nel periodo più magico dell’anno può regalarvi un’esperienza appagante a 360°: una passeggiata tra i mercatini natalizi, una visita ai siti archeologici o ai borghi medievali, qualche assaggino per gli attenti alla linea, o le abbuffate nei ristoranti o agriturismi, un’escursione nelle riserve naturali possono essere solo alcune idee per riempire le vostre giornate. Divertimento, cultura, spiritualità, buona cucina: il Natale in Sabina è questo e molto di più.
