La riscoperta dei piccoli borghi, il turismo esperienziale lento e la fuga dalle città non solo per le vacanze
È da marzo 2020 che non siamo più gli stessi, in Italia e, in misura più o meno simile, nel mondo. Nessuno può dire di non essere stato toccato dall’emergenza sanitaria. Questa è entrata nelle nostre vite, cambiandole irrimediabilmente. Non si può non fare i conti con il Covid, né ovviamente dal punto di vista della salute, né da quello delle conseguenze sociali.
Ecco che, viste le norme sul distanziamento e le raccomandazioni dei medici al riguardo, da un paio di anni a questa parte diventa quasi preoccupante frequentare posti affollati.
Improvvisamente diventano ancora più attraenti l’amena serenità di una passeggiata in un borgo, la ridente compostezza di un bosco in collina, il pacato silenzio di un ambiente rurale. Ecco che si è riscoperto lo slow tourism, che non è certo una novità, peraltro.
Il turismo lento verso la Sabina
Il turismo lento, esperienziale, è quello che si muove lontano dalle direttrici del turismo di massa, che provoca consumo delle risorse e impoverimento culturale. È quello che gode anche del viaggio, che fa della lentezza la sua cifra, che offre una conoscenza della località reale, non filtrata da locali alla moda. E in cui il visitatore sembra quasi entrare in punta di piedi nella sua meta, per non alternarne la fisionomia, in un rispetto reciproco e totalizzante.
Sembra spontaneo pensare, in questa descrizione, a Cicignano, a Cittaducale e ad Antrodoco, ai borghi sabini scrigni di arte, storia, circondati da una natura lussureggiante e autentica.
Un tipo di turismo che ben si declina in quello religioso, di cui la Sabina offre tantissimi punti di interesse. Basti pensare alla Valle Santa Reatina, alla scoperta di quei quattro santuari, quello di Poggio Bustone, Fonte Colombo, Santa Maria alla Foresta e Greccio, legati alla vita di San Francesco. Percorsi da intraprendere preferibilmente a piedi. Cosa c’è di più rinfrancante, per spirito e corpo, che un lunghissimo cammino?
Incredibilmente, non si trova fila al botteghino della Villa di Orazio a Licenza, o di fronte al Cristo Triumphans della Collegiata dell’Annunziata di Collevecchio. Probabilmente vittime di una scarsa comunicazione da parte degli enti preposti alla loro promozione, vi abbiamo citato due capolavori, di epoche diverse ma lontanissime dalla nostra, poco conosciuti e quindi fruibili in tutto il loro splendore.
Se foste interessati a queste mete meno conosciute, ma di grande impatto per ogni cultore dell’arte, potete contattarci, sapremo fornirvi tutte le indicazioni di cui avrete bisogno.
Non solo turismo, in scelte di vita meno provvisorie
Periodi di lockdown, quarantene, zone rosse hanno favorito scelte anche più definitive e impegnative di quelle della meta delle vacanze stagionali. Complice la scoperta italiana dello smart working, non era più sempre necessario, recarsi a Roma o nelle grandi metropoli per lavorare, ma ci si poteva collegare con l’ufficio anche a distanza.
Non solo i pendolari hanno smesso di essere tali. Ma anche molti cittadini hanno ben pensato di installarsi in luoghi più vivibili, a misura d’uomo, dove una buona connessione ad Internet faceva da giusto contraltare a una dimensione più umana della vita.
E questo non giova solo al tessuto socio economico dei posti che accolgono gli smart workers, ma anche di quelli che vengono lasciati. Una Roma, di solito afflitta dal traffico cittadino, diventerebbe meno invivibile e con maggiori e migliori servizi per chi rimane. Con una migliore qualità della vita.
I Romani conoscono già la Sabina, da sempre sede delle loro passeggiate domenicali. Ma speriamo di permettere una più capillare conoscenza del nostro fantastico territorio anche a molti altri Italiani, in modo che tutti loro possano considerarlo nel novero delle mete papabili per le loro vacanze, alla scoperta di sapori unici e tradizionali, di capolavori artistici, di un’esperienza turistica autentica e dolce.
