Collevecchio e Cicignano, in Sabina a spasso nel tempo

Collevecchio e Cicignano - Cosa vedere in Sabina Borghi Storici del Lazio

Tra epoca preromana, Medioevo e Rinascimento, tutto in un unico comune.

Cicignano e Collevecchio sono separati da soli tre chilometri, e sono l’uno parte dell’altro, visto che il primo costituisce, dal punto di vista amministrativo, una frazione del secondo.

A metà strada, la Chiesa di Sant’Andrea

Siamo su due colline, una di fronte all’altra, unite da una strada di circa tre chilometri, al centro della quale si erge la Chiesa di Sant’Andrea. Talmente centrale, talmente equidistante, da far sorgere anche una disputa, in passato, tra i due borghi, che rivendicavano per sé la chiesa dedicata al patrono, costruita verso la fine del Cinquecento per iniziativa dei frati cappuccini, sulle rovine di precedenti edifici di culto, annettendogli peraltro un convento. Ma, ad oggi, i due borghi fanno parte della stessa realtà territoriale, e non c’è visita a Collevecchio che possa prescindere da una a Cicignano, e viceversa.

Collevecchio, un borgo rinascimentale

Non sappiamo esattamente quando Collevecchio nacque, ma possiamo ipotizzare un’origine medievale, visto il suo attuale assetto e dato che una località chiamata Colavetus era inserita nei registri dei tributi papali dell’epoca. Fatto sta che il Papa Innocenzo IV, con apposito documento databile al 1254, autorizzò gli abitanti di un borgo vicino, sito a fondovalle, in un luogo malsano e acquitrinoso, a spostarsi in questo luogo, a circa 250 metri d’altitudine. Pare proprio, secondo la tradizione, che la sede del nuovo paese sia stata scelta grazie alla longevità di un vecchio centenario che qui vi abitava, garanzia di una certa salubrità, e che spiegherebbe anche l’origine del toponimo.

Il destino di Collevecchio è quello comune ad altri borghi sabini, senonché, dopo la dominazione degli Orsini e il rientro sotto la diretta giurisdizione del Papa, venne scelto dal papa Paolo V Borghese come sede del Governatorato della Sabina, nel 1605, rimanendo tale fino alla fine del Settecento. Ed è in questi due secoli che Collevecchio prese la forma di borgo rinascimentale che possiede ancora oggi: il suo prestigio, il suo potere, la sua ricchezza, si misuravano nei magnifici edifici che vi venivano costruiti, e di cui ancora oggi possiamo godere.

Proprio a quest’epoca, più precisamente al XVII secolo, risalgono i rifacimenti effettuati sulla Chiesa Collegiata della Santissima Annunziata, antica quanto Collevecchio, quindi non più tarda del XIII secolo. Sono stati questi interventi posteriori a conferirle il suo aspetto barocco, che però viene rilevato dagli interni, visto che il portale risale a qualche secolo prima. Il tutto perfettamente inserito nella trama del centro storico, in cui si possono evidenziare palazzi gentilizi che vengono attribuiti ad artisti appartenenti alla scuola del Sangallo, o al Vignola. Palazzi che parlano di Rinascimento.

Con Cicignano, torniamo al Medioevo

Quando ci spostiamo a Cicignano, sembra quasi di spostarci anche nella linea temporale, e se a Collevecchio respiriamo Rinascimento, qui ci inerpichiamo nella Media Aetas.

Di forma circolare, di una forma che gli viene conferita dalle mura di cinta che lo proteggevano, oggi Cicignano è costituito da due anelli concentrici, fatti da edifici giustapposti uno di fianco all’altro, con al centro la piazza centrale, su cui sorge la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, costruita nel 1448 per volere degli Orsini, signori del paese. Questo testimonia un passaggio di una storia in realtà più antica, risalente almeno al 768, quando il Casalem Cicinianus fu donato all’Abbazia di Farfa, ma potenzialmente da scorrere ancora più indietro. Pare infatti che il toponimo Cicinianus sia, senza nemmeno troppo sforzo di fantasia, da far risalire alla gens dei Cecilii, che di tenute in Sabina doveva possederne.

Una passeggiata a Cicignano non può certo prescindere dalla chiesa parrocchiale, con i suoi dipinti settecenteschi, ma si giova soprattutto di un panorama che lascia davvero estasiati: i quasi 300 metri di altitudine permettono uno scorcio ampissimo, che, si dice, permette di abbracciare contemporaneamente con lo sguardo cento diversi paesi, con sullo sfondo la solennità delle montagne.

Poggio Sommavilla, la Sabina prima dei romani

Parlando di Collevecchio e Cicignano, non possiamo non dedicare un (troppo) piccolo spazio a Poggio Sommavilla, un’altra frazione di Collevecchio. Che offre al visitatore un assaggio di un periodo ancora più antico, grazie alla scoperta nei suoi pressi di una necropoli di epoca preromana.

Un borgo a parte, quello di Poggio Sommavilla, anch’esso soggetto alle vicende tipiche dei castelli medievali, con la dominazione di varie famiglie nobili, che deve la sua fama alla necropoli preromana rinvenuta a seguito degli scavi archeologici avviati alla fine dell’Ottocento. Tombe antichissime, di epoca compresa tra il VII secolo a.C. e il VI a.C. E che permettono di andare a scrutare la storia della Sabina pre-romana, in un caleidoscopio di epoche che si avvicendano senza discontinuità, e che hanno lasciato tracce tutte da vedere.

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